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Focus su interleuchina 1, chemochine e pentrassine
Sono tre in particolare gli ambiti di ricerca su cui si sono concentrati, in questi anni, gli studi del professor Mantovani e del suo gruppo di lavoro nell’ambito dell’immunità innata: interleuchina 1, chemochine, pentrassine.
1. L’interleuchina 1 e il sistema di comunicazione dell’immunità innata
All’interno del sistema immunitario, la comunicazione fra i diversi componenti è fondamentale, perché fa sì che esso si attivi al momento giusto, dove necessario e con le corrette modalità.
Le cellule del sistema immunitario comunicano, proprio come noi, in due modi: toccandosi e con le parole. Sono molecole dette citochine le ‘parole’ del sistema immunitario, ossia i circuiti di regolazione dei mediatori dell’infiammazione. Ne esistono di diversi tipi: la prima classe di cui si è occupato il professor Mantovani è stata l’interleuchina 1 (IL-1), uno di quei segnali che fa partire tutta la cascata dell’infiammazione.
Ne ha studiato i sistemi di controllo, ossia i meccanismi di blocco (antagonisti) che inibiscono le infiammazioni, convinto che da qui possano derivare strategie terapeutiche innovative. E cercando gli antagonisti di IL-1 ha scoperto quello che è poi diventato un paradigma generale, uno ‘specchietto per le allodole’ mai descritto prima in biologia: un falso recettore (decoy). Possiamo paragonare le citochine ad un dito in grado di accendere o spegnere l’interruttore dell’infiammazione. Questo interruttore è detto recettore: riconosce il dito (in questo caso IL-1) e dà il via alla reazione infiammatoria. I falsi recettori, invece, intrappolano il dito (IL-1), impedendo l’inizio dell’infiammazione.
2. Le chemochine e la regolazione dei globuli bianchi
Le chemochine, una classe di citochine, hanno l’importante funzione di ‘regolare il traffico’ dei globuli bianchi (le cellule di difesa dell’organismo): in altre parole, guidano le nostre difese. I recettori utilizzati dalle chemochine vengono usati anche dagli agenti patogeni come porta d’entrata: è il caso ad esempio del virus dell’HIV. Per questo oggi in tutto il mondo, per eliminare infezioni come l’AIDS, si sta cercando di sviluppare farmaci che blocchino le chemochine. Lo stesso team del professor Mantovani ha sviluppato una nuova classe di inibitori delle chemochine, al momento in fase di sperimentazione clinica. Più recentemente, inoltre, ha identificato un falso recettore per le chemochine: il D6, particolarmente importante perché ‘promiscuo’, in grado cioè di bloccare la maggior parte delle varie tipologie di chemochine. Studiare questo recettore, dunque, permetterà di per mettere a punto dei ‘super-farmaci’ contro le infiammazioni legate alle chemochine.
3. Le pentrassine e la PTX3
Nell’ambito delle pentrassine il gruppo del professor Mantovani ha scoperto una nuova tipologia di molecola, chiamata PTX3. All’epoca erano note due sole pentrassine, cosiddette ‘corte’: la più famosa era la ‘proteina C reattiva’, che ancora oggi rappresenta il marcatore di infiammazione più utilizzato a livello diagnostico. La PTX3 costituisce il primo membro di una nuova famiglia di pentrassine, dette ‘lunghe’. E’ una molecola multifunzionale: è ad esempio fondamentale per la fertilità femminile perché permette l’assemblaggio di tutto ciò che sta intorno alla cellula uovo (l’ovulazione è un processo infiammatorio), ed è essenziale per la resistenza ad alcuni patogeni come l’Aspergillus Fumigatus.
Oggi, oltre a continuare le ricerche biologiche di base in laboratorio, il professor Mantovani sta anche lavorando per trasferire le scoperte del suo gruppo in ambito diagnostico e terapeutico. A livello diagnostico sta cercando di verificare l’utilità della PTX3 come marker per malattie infiammatorie diverse: infettive, cardiovascolari… Gli studi in atto sono per ora molto incoraggianti: un’indagine condotta su 740 pazienti con infarto del miocardio ha dimostrato che la PTX3 è l’unico indicatore in grado di predire la morte. In ambito terapeutico, invece, il gruppo del professor Mantovani sta cercando di trasferire la PTX3 in sistemi sia preclinici, valutando in quali casi può essere utile somministrare dall’esterno questa molecola, sia clinici.
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